Savorgnano del Torre

    Terra di vini e tradizioni

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Villa Savorgnan 

I Savorgnan della Bandiera nel secolo XV, dopo la distruzione del loro castello, costruirono un nuovo palazzo a levante di Savorgnano, a mezza costa, lungo la strada che conduceva a Cortevecchia.

Oltre che da abitazione, la villa fortificata era sede dell'amministrazione del potente feudo che aveva giurisdizione sulle stesse acque della Roggia Cividina.

Il complesso, oggetto di radicale ristrutturazione dopo il sisma del 1976, è formato dal corpo centrale della villa e dalle due ali laterali più basse, da due torri che delimitano agli angoli la corte antistante, l'una isolata e ben visibile dalla pianura e l'altra incorporata agli edifici rustici che formano, con la cappella gentilizia dedicata alla Santissima Annunziata, rimaneggiata nei secoli XVII e XVIII, l'accesso alla villa.

L'edificio si rifà allo schema della casa padronale con il salone centrale passante e quattro vani minori ai lati. All'interno del salone sono visibili affreschi ottocenteschi.

L'ubicazione dei resti del castello della Motta è di indubbio fascino: immersi in una fitta boscaglia presso la confluenza di due corsi d’acqua: il torrente Torre, che lo lambisce ad ovest e il rio Motta, oggi quasi asciutto, posto sul fondo di una stretta valletta sul versante orientale.

Costruito nel 921 per concessione dell'imperatore Berengario, il castello di Savorgnano si ergeva sulla sommità del colle della Motta sul cui pendio sussistono i resti d'una muraglia a sostegno del terrapieno difensivo (che misurava, secondo quanto si può dedurre dai resti pervenuti, circa 1,50 metri) e, più in alto, quelli di altre due cortine protettive: in cima si apprezza il basamento quadrato della torre maestra, con mura di due metri di spessore; più ad ovest sorgeva il palatium.

La linea difensiva del maniero era poi rafforzata da due posti di guardia esterni al colle: una torre cinta da fossato era sita su un'altura prossima al castello, ed un'altra sul monte appunto detto "della guardia".
Il maniero è ricco della storia legata alle vicende dei suoi feudatari, i signori di Savorgnano, che vissero numerosi contrasti con i patriarchi d'Aquileia, alternandoli a periodi di pace.

Nel 1265, quando Rodolfo di Savorgnano, reo d'essersi alleato con il conte di Gorizia contro il patriarca, fu da questo privato di ogni suo diritto sul castello, la giurisdizione dei suoi beni fu consegnata alla famiglia di Colmalisio che da qui acquisì il nuovo cognome.

Il castello distrutto dal terremoto del 1511, non fu più ricostruito.

Cospicui sono i ritrovamenti dopo i recenti scavi, tra cui l’interessante iscrizione dedicatoria del vescovo Alberto al padre Rodolfo Savorgnano del 1248. 

Castello della Motta 

Fig. 1 - Foto aerea del colle castellano con i resti del fortilizio

Un libro di versi, una giarra di vino
un pezzo di pane un ramo ombroso
e sotto questo la donna amata
che canta nella solitudine
o solitudine bene veramente divino


Omar Khayam

Salendo dolcemente tra i vigneti che segnano le colline si riscopre il panorama di Savorgnano nella sua più magica emozione. Siamo sulla sommità del colle “Pecol de semine”, vetta più alta del Paese e luogo intriso di leggende e magia: sotto grandi roverelle una stele (“La Lapide”) con incisi dei versi di Omar Khayyàm, antico poeta Persiano, sembra osservare gli abitati sottostanti.

Si narra che, in occasione della Festa del Vino e delle Rose del 25 giugno del 1938, furono sepolte nelle fondamenta del cippo, al momento della sua collocazione, svariate bottiglie di pregiato Picolit ...

Villa Mangilli

La forma attuale è frutto di una ristrutturazione settecentesca su preesistenti edifici rurali effettuata dai Di Lenna, grossi imprenditori nel settore della concia delle pelli. Nel 1882 fu acquistata dagli attuali proprietari i marchesi Mangilli.

Vi si accede attraverso un ampio giardino con aiuola circolare che precede il corpo centrale della villa e le due ali laterali più basse. Il corpo principale si sviluppa attorno al salone centrale passante con a lato i vani minori. Nella biblioteca sono presenti pitture ottocentesche che nascondono affreschi più antichi. 

La volontà imprenditoriale dei vari proprietari ci viene confermata dal cortile retrostante delimitato dal corpo dominicale e dai rustici sempre collegati alla struttura della villa stessa e dotati anche di ingresso indipendente. Vi fu ospite il poeta friulano Enrico Fruch quando, agli inizi della sua carriera, era insegnante presso la scuola elementare di Ravosa.

Villa Mangilli

Villa Savorgnan

Castello della Motta 

Il Pecol de Semine e la sua Lapide 

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